Torino Castello di Agliè – Ivrea 2026

 

INTRODUZIONE

Questo articolo segue i due precedenti della Mostra di Chiharu Shiota e del Museo Nazionale dell’Automobile e conclude il mio girovagare piemontese di fine febbraio 2026 con una incursione in altri due luoghi interessanti, il Castello ducale di Agliè e la città di Ivrea.
Ho così felicemente appagato la mia curiosità di vedere dove hanno girato la serie TV “Elisa di Rivombrosa” e dove è nato l’universo industriale dell’ing. Adriano Olivetti.
Svelati i perché ora vediamo i dettagli.

IL CASTELLO DUCALE DI AGLIE’

Il Castello ducale di Agliè sorge nella zona del Canavese, a circa metà strada tra Torino e Ivrea.
Ci si arriva in auto prendendo la A5/Torino-Aosta M.Bianco e uscendo a San Giorgio Canavese. L’uscita successiva, Scarmagno, porta invece a Ivrea.

Il castello fa parte delle Residenze sabaude inserite del patrimonio Unesco e originariamente era la dimora dei duchi San Martino di Agliè.
Nel 1763 è stato acquistato dai Savoia che lo hanno rinnovato estendendo il progetto di riqualificazione anche al piccolo borgo, con la costruzione della chiesa collegata al castello.
Successivamente soggetto alle spoliazioni napoleoniche, era diventato un ospizio.
Nel 1823 è rientrato nuovamente nei possedimenti dei Savoia diventando una delle residenze di Carlo Felice di Savoia, re di Sardegna e duca di Savoia nonché sovrano dello Stato sabaudo dal 1821 fino alla sua morte.
Insieme alla sua consorte Maria Cristina di Borbone ha avviato l’ammodernamento del palazzo affidandosi agli artisti di corte per la rivisitazione degli interni che sono stati completamente rifatti.
Devo dire che non mi aspettavo così tante stanze e così tanto ricche di mobilio, di rivestimenti pregiati e tanta oggettistica davvero di effetto.
Particolare la Sala Tuscolana dove sono raccolte le collezioni di sculture che provengono da Villa Rufinella di Frascati, sempre di proprietà sabauda.
Nel 1939 il Castello di Agliè è diventato proprietà allo Stato italiano che lo ha destinato a museo ma è diventato particolarmente famoso e visitato dopo il successo della serie Tv “Elisa di Rivombrosa” che qui ha girato prevalentemente gli esterni.
Degli interni è riconoscibile la bellissima sala affrescata dove è stata girata la scena del ballo in onore del ritorno dal fronte del Conte Fabrizio Ristori e la stupenda sala con le poltrone blu.
Il punto che più identifica la dimora televisiva dei nobili Ristori è la facciata esterna con le gradinate laterali e la fontana, ma è riconoscibile anche il giardino laterale con le geometrie delle siepi tipiche dei giardini all’italiana.
E questa è anche facciata del castello che per prima cosa si vede percorrendo l’unica strada che sale al borgo dove c’è anche il piazzale con la chiesa, la biglietteria, il punto informativo e l’ingresso per i visitatori.
La strada divide anche il castello e i suoi giardini dai 30 ha di parco che però in inverno non sono accessibili.
La visita delle sale interne invece prevede l’accompagnamento per piccoli gruppi con una guida del Castello e dura un’ora.
Dopo la visita agli appartamenti reali si accede al giardino esterno ed li in effetti che ci si sente davvero a Rivombrosa.
Ho trovato molto suggestivo tutto il contesto esterno e un fascino tutto suo dettato dalle sfumature dei colori invernali e dai riflessi di luce di una bellissima giornata soleggiata.
Il costo del biglietto è di € 11.00 e comprende la visita agli appartamenti reali più il giardino ma nelle stagioni in cui è aperto si può visitare anche il parco con € 2,00 in più.

Concludendo, il Castello di Agliè va visto, ne conservo una piacevole sensazione di stupore perché mi aspettavo un palazzo di minore rilievo.
Una menzione speciale merita anche la cornice che fa da sfondo al borgo con le Alpi Graie e il gruppo del Gran Paradiso.

IVREA

A una trentina di chilometri da Agliè si trova Ivrea, la città del Canavese che ha dato i natali all’Olivetti, l’innovativa e tecnologica industria italiana delle leggendarie macchine da scrivere.
Ivrea è rinomata però anche per un secondo motivo di carattere sportivo in quanto è un punto di riferimento internazionale per le gare di canoa che si svolgono sulle ripide acque  della Dora Baltea, l’affluente sinistro del Po.
Il caso ha voluto che alcuni giovani atleti si stessero cimentando in discese a slalom proprio in quel momento, così ho potuto documentare con alcuni frame questa adrenalinica attività.
Ci sarebbe un terzo motivo per cui Ivrea è famosa e questo motivo è la Battaglia delle Arance, una manifestazione che si svolge a Carnevale e che consiste nel tirarsi addosso di santa ragione i vitaminici frutti.
Sarebbe una rivisitazione storica della ribellione alla tirannia, mai vorrei trovarmi in mezzo al popolo agguerrito che tira arance contro i carri dei finti tiranni con il rischio di guadagnarmi qualche bernoccolo vero.

L’INDUSTRIA OLIVETTI

L’industria Olivetti è nata nel 1908 ad opera di papà Camillo Olivetti.
Era un marchio già conosciuto in tutto il mondo per la produzione delle macchine da scrivere ed è diventato una potenza industriale grazie al genio del figlio Adriano Olivetti, che l’ha guidata dal 1932 fino alla sua morte.
Adriano Olivetti aveva una mente imprenditoriale assolutamente rivoluzionaria, orientata alla modernità, allo sviluppo di stabilimenti e prodotti innovativi ma al tempo stesso aveva anche un grande senso del sociale che indirizzava verso l’urbanizzazione delle aree vicine alle fabbriche per dare case e servizi agli operai e alle loro famiglie.
A partire dagli anni ’50 la capacità di vedere lungo di Adriano Olivetti si è orientata sull’elettronica bruciando inizialmente la concorrenza delle americane IBM e HP. 
Insieme al figlio Roberto e all’ingegnere cinese Mario Tchou, Olivetti ha istituito un centro di ricerca e messo a punto il primo elaboratore elettronico al mondo completamente a transistor, Elea 9003, ponendo l’Italia in un ruolo di supremazia mondiale nello sviluppo di tecnologie avanzate.
Per la commercializzazione di questi calcolatori aveva creato ad hoc la Divisione Elettronica Olivetti combattendo contro i poteri forti che lo ostacolavano.

Dopo la sua prematura morte, nel 1960, nessun successore è stato in grado di portare avanti il suo futuristico progetto.
La totale incapacità di competere con i giganti dell’informatica americani, in particolare con IBM che deteneva i 2/3 del mercato internazionale, ha portato alla vendita della Divisione Elettronica agli americani dando inizio al declino di un progetto imprenditoriale mai più intentato e negando così la possibilità di avere un’informatica tutta italiana.
Dal 2003 Olivetti è entrata a far parte del gruppo Telecom Italia e attualmente produce registratori di cassa e sistemi IoT (Internet of Things).

OLIVETTI E I FOTOGRAFI DELLA MAGNUM

Nel passeggiare per Ivrea ci siamo imbattuti nella mostra fotografica temporanea “OLIVETTI E I FOTOGRAFI DELLA MAGNUM”.
La mostra era incentrata sulla collaborazione tra l’industria Olivetti e la famosa agenzia fotografica Magnum, fondata nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson e altri importanti fotografi, tutti di diverse nazionalità ma con la stessa visione di libertà professionale e del potere di conservare i diritti sui propri negativi, cosa che non si era mai sentita prima di allora.
L’Associazione Archivio storico Olivetti conserva fotografie, provini e diapositive dei lavori affidati a questi grandi fotografi ma anche la corrispondenza tra Giorgio Soavi, direttore dell’ Ufficio ricerche e pubblicità della Olivetti e la sede parigina della Magnum, con la quale c’è stato un rapporto di collaborazione duratolo iniziato in occasione della celebrazione dei 50 anni dalla fondazione della Olivetti, nel 1958.

Olivetti e i fotografi della Magnum

Questa collaborazione ha coinvolto negli anni i grandi fotografi della Magnum del calibro di Henri Cartier-Bresson, Wayne Miller, Erich Hartmann e Sergio Larrain con vari progetti pubblicitari per i negozi Olivetti di San Francisco, New York e Buenos Aires.
Ma i fotografi della Magnum con il loro fotogiornalismo si sono hanno dato un volto anche ai moderni stabilimenti Olivetti in Argentina, Pennsylvania e Brasile.

A Henri Cartier-Bresson, forse il più famoso fotografo del 900, è stato affidato l’incarico nel 1959 di documentare l’ultimo degli stabilimenti costruito da Adriano Olivetti, quello di Pozzuoli.
L’ incarico si è concluso con un reportage di oltre 1100 scatti che documentano i luoghi di lavoro integrati ai luoghi del vivere della comunità operaia, il tutto in un territorio a cui Olivetti voleva dare la possibilità di evoluzione attraverso il lavoro nelle sue fabbriche, l’urbanizzazione e i servizi sociali.
Un grande uomo Adriano Olivetti ma una risorsa sprecata per un diverso futuro socio-economico dell’Italia.

Molto bello un video che scorreva e che proponeva le immagini dei processi produttivi in fabbrica, del quartiere con le case degli operai, le interviste ai lavoratori e i loro momenti di pausa all’interno della modernissima mensa, pensata in ambienti luminosi e immersi nel verde.
Un’immagine che si identifica con il concetto più autentico di sviluppo sociale in un quadro di estrema necessità del nostro sud degli anni ’60.

A voi il video, buona visione.

 

 

 

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