Ravenna, Pomposa e saline di Comacchio Italia 2024
GENESI DEL VIAGGIO
Brutto tempo in arrivo, dove vado? In agosto 2024 stavo pianificando di andare in Austria qualche giorno durante la settimana di ferie di settembre.
A un certo punto però il meteo ha iniziato a segnalare maltempo forte da nord con crollo delle temperature.
Riorganizzarmi era d’obbligo per andare nella direzione opposta, giusto per sfruttare almeno un paio di giorni di vacanza.
La strategia è stata relativamente efficace, nel senso che il previsto vento tagliente e relativo diluvio universale mi hanno rincorsa fino a raggiungermi, decretando in malo modo la fine dell’estate e l’inizio di una stagione che non saprei come definire. Praticamente la sera prima mangiavo il crescione al chiosco e il giorno dopo pareva l’inizio dell’era glaciale. E questo succedeva a metà settembre.
Mi sono quindi diretta verso l’Emilia Romagna: prima tappa a Cesena, per una visita di cortesia, poi via a visitare Ravenna. Con breve sosta durante il viaggio, sia in andata che nel ritorno.
L’ABBAZIA DI POMPOSA
Sono quindi partita in auto da Treviso di mattino presto facendo sosta nel ferrarese per una veloce visita dell’Abbazia di Pomposa, comoda da raggiungere senza allontanarmi troppo dalla statale Romea, il super trafficato collegamento tra Venezia a Ravenna.
Breve nota storica su questo sito: l’Abbazia risale al medioevo quando i pochi monaci benedettini che si erano insediati accoglievano i pellegrini che arrivavano a piedi da Roma. Dopo l’anno mille l’importante operato dell’abate Guido ha portato l’Abbazia a un grande sviluppo, diventando un centro monastico molto conosciuto e frequentato da personaggi illustri, tra i quali il monaco Guido d’Arezzo, conosciuto per aver inventato la scrittura musicale con le 7 note.
Gli affreschi della chiesa sono bellissimi, così come quelli del refettorio e della sala capitolare, dove i monaci si riunivano a leggere o a meditare; notevole è anche la pavimentazione a mosaico, nel complesso un colpo d’occhio quando si entra, un vero effetto wow.
Il costo di ingresso è minimo, € 5,00 e il sito merita senz’altro di essere visitato.
RAVENNA E I SUOI MOSAICI
A Ravenna, capitale d’Italia durante l’Impero romano d’Occidente, mi sono concentrata sui principali siti che custodiscono gli splendidi mosaici bizantini, dichiarati Patrimonio Unesco dal 1996.
Ho iniziato dal centro storico acquistando il biglietto combinato di € 10,50, valido 7 gg, che ho dovuto poi integrare con un ulteriore biglietto di € 2,00 per poter visitare il Mausoleo di Galla Placidia e il Battistero Neoniano. Lì per lì questa cosa dell’integrazione mi è sembrata illogica ma è probabile che trattandosi di due ambienti estremamente piccoli serva ad avere il controllo degli accessi senza dover limitare gli ingressi anche agli altri siti.
Eccomi quindi alla prima visita presso la Basilica di S. Apollinare Nuovo. Eretta nel 505 da Teodorico, re degli Ostrogoti, il suo interno è ricco di mosaici che rappresentano vari momenti della vita di Cristo, anche se spiccano particolarmente le teorie delle vergini e dei martiri sulle due navate laterali.
L’orario di ingresso serale ha regalato una visione splendida all’interno della basilica, facendo filtrare un raggio di sole da una bifora e illuminando per la sua lunghezza la teoria dei martiri sopra la navata destra. Che dire, magia pura e momento di apnea!
Il giorno dopo sono ripartita da Cesena, dove ero gentilmente ospitata, e risalendo il dismano verso Ravenna mi sono fermata a visitare la Basilica di S. Apollinare in Classe, pochi km prima del centro storico.
La basilica è sorta nel 534 per accogliere le spoglie di Apollinare, importante figura ecclesiastica di Ravenna per essere stato il primo Vescovo romano della città nonché il fondatore della chiesa ravennate, di cui è Santo Patrono.
E’ una bella basilica con il classico campanile cilindrico e un grande spazio verde esterno. All’interno un armonioso abside di tessere di mosaico verde e oro e varie raffigurazioni tra cui Apollinare con le braccia alzate nel gesto della preghiera, un paesaggio paradisiaco e un’emozionante mano di Dio che esce dalle nuvole.
Raggiunto di nuovo il centro storico ho poi visitato la Basilica di San Vitale che ritengo un’esperienza quasi mistica, di quelle che entri da turista ed esci in stato confusionale da tanto che è bella, con quel tripudio di mosaici, anche qui, verde e oro, tanto oro. Dire che è una meraviglia sembra scontato, ma non lo è invece la sensazione che ti attraversa entrandoci.
Leggendo qua e là, ho scoperto che dopo averla visitata nel 1905, Gustav Klimt ha dato inizio al periodo aureo della sua pittura, durante il quale ha anche dipinto il famosissimo Il bacio, conservato a Vienna, dal quale traspare l’impronta dall’arte ravennate proprio per l’utilizzo in gran quantità di pittura di colore oro.
La stessa esperienza mistica è ripetibile quando si visita l’annesso Mausoleo di Galla Placidia, consorte dell’Imperatore Teodosio, costruito per accoglierne le spoglie, anche se di fatto è stata poi sepolta a Roma.
Dentro a questo minuscolo scrigno, se già ci si entra in confusione dopo aver visitato la Basilica San Vitale, si finisce per perdere definitivamente il contatto con la realtà.
All’uscita il vento pungente in faccia non poteva che riportarmi su questa terra, così per terminare il pomeriggio dedicato ai mosaici, mi sono avviata a passo veloce verso il Battistero Neoniano, luogo-simbolo del Sacramento del Battesimo, per ammirare la bellissima cupola che raffigura il battesimo di Cristo.
Nella speranza che non iniziasse a piovere proprio nel momento in cui dovevo poi raggiungere l’auto, ho ripercorso velocemente lo stesso tratto fino al comodo parcheggio di piazza Baracca, collocato fuori da Porta Adriana, a pochi passi dalla Basilica di San Vitale.
Rinfrancata dall’aver scansato la pioggia sono ripartita per Treviso, individuando facilmente le indicazioni stradali per Venezia-SS Romea.
LE SALINE DI COMACCHIO
Avete presente una che deve tornare a casa e nonostante il cielo plumbeo e minaccioso ha la sensazione che gli manchi qualcosa?
Ecco, quel qualcosa era un’indicazione sul ciglio della strada dalla parte opposta del mio senso di marcia, tra Lido degli Estensi e Porto Garibaldi: Saline di Comacchio.
Come i bambini curiosi, non potevo non infilarmi in quella strada apparentemente in mezzo al nulla, dove a un certo punto si apre la laguna e appare una nutrita comunità di bellissimi fenicotteri.
La vocina che mi ha suggerito di invertire il senso di marcia sapeva che si sarebbero aperte le nuvole e quel raggio di sole al tramonto prima del diluvio universale avrei potuto sfruttarlo per le ultime fotografie della giornata. Gran finale con il botto, e non solo quello del temporale!
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