Torino 2026 – Museo nazionale dell’automobile

 

INTRODUZIONE

Questo articolo fa parte del viaggio a Torino a cui ho già dedicato una pubblicazione il mese scorso con un video sulla mostra di Chiharu Shiota presso il Museo d’Arte Orientale.
In una grande città come Torino è difficile annoiarsi, qui c’è sempre una nuova mostra, l’evento del momento e tanti siti da visitare.
Se si programma un’uscita contando sul meteo ma poi sul più bello il sole dà buca, ecco pronto subito un ventaglio di alternative.
E’ questo il caso di un obiettivo impraticabile, la Sacra di San Michele, dove saremmo andati solo se ci fosse stato il sole splendente, così da poter dare il valore che merita alla veduta sulle Alpi e sulla Val di Susa dal cocuzzolo del monastero.
Il piano B ha quindi preso la direzione del Museo Nazionale dell’Automobile, di nuovo in giro con i cugini verso una panoramica sull’automotive assolutamente di pregio.

IL MUSEO NAZIONALE DELL’AUTOMOBILE

Il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino non è il museo della Fiat ma una collezione di più di 200 vetture di 80 marche diverse che ripercorrono la storia dell’automobile a partire dalle carrozze a vapore di fine ‘800.
La collezione è stata arricchita negli anni e il museo conta una varietà e un numero davvero impressionante di vetture, in un percorso espositivo che scandisce con precisione i ritmi dell’evoluzione tecnologica dell’automobile.
Il museo è stato voluto e creato da Carlo Biscaretti di Ruffia, disegnatore e illustratore, che nel 1933 ha iniziato a recuperare vetture, telai e motori con una passione e determinazione che ha poi concentrato in questo vastissimo museo, situato in zona Torino sud, lungo Po vicina alla fermata della metro Lingotto.
Carlo Biscaretti di Ruffia aveva ereditato la passione per le auto dal padre Roberto, pioniere dell’automobilismo in Italia e fondatore nel 1898 dell’Automobile Club di Torino, attuale Automobile Club d’Italia.
Vedendolo dall’esterno già si può intuire quanto sia grande dentro e infatti per girarlo con calma ci sono volute un paio di orette abbondanti.
Il costo del biglietto di ingresso è di € 18,00 e comprende gli eventuali eventi temporanei del momento.
In questa l’occasione stava per chiudersi il periodo di esposizione di luccicanti vetture provenienti dal museo Ferrari di Maranello.

LA STORIA DELL’AUTO FINO AGLI ANNI ’30

Una breve presentazione di come è nato il museo viene introdotta, all’inizio del percorso, da un distinto signore in formato ologramma che incarna Carlo Biscaretti di Ruffia e la sua passione per il recupero di vecchie auto.
Il percorso di visita segue l’evoluzione temporale dell’industria automobilistica sottolineando l’aspetto tecnologico ma anche il fenomeno culturale e sociale legato alla diffusione dell’automobile.
Un primo grande spazio è dedicato alle carrozze a vapore di fine  ‘800.
In questo periodo il tempo dei motori era ancora lontano ma inventori e progettisti ingegnosi iniziavano a sviluppare i primi veicoli capaci di muoversi autonomamente senza l’ausilio della forza animale.
C’è da dire che già Leonardo Da Vinci disegnava macchinari molto tempo prima, solo che erano troppo all’avanguardia per essere realizzati.
Dopo aver ammirato le carrozze a vapore si passa ad una sala che presenta subito un pezzo da novanta della collezione.

Carro a molla di Leonardo Da Vinci

Si tratta della ITALA 35/45 HP, la mitica vettura che nel 1907 ha compiuto un’impresa senza precedenti ovvero una gara automobilistica da Pechino a Parigi senza punti di riferimenti né stazioni di rifornimento.
In due mesi l’equipaggio italiano, composto dal principe Scipione Borghese, dal meccanico Ettore Guizzardi e dal cronista del Corriere della Sera Luigi Barzini, ha portato a termine questa inimmaginabile impresa con uno scarto di venti giorni sul secondo classificato.
La rocambolesca spedizione è stata fotografata da Anna Maria de Ferrari Borghese, moglie del principe, che ha immortalato parte dell’impresa con fantastici scatti dei momenti critici della gara.
Il reportage della gara è invece realizzato dal giornalista Barzini in un libro dal titolo “La metà del mondo vista da un’automobile – Da Pechino a Parigi in 60 giorni”.
Vettura così tanto di successo da aver riprodotto il telaio in seguito e realizzato, su commissione della Regina Margherita di Savoia,  una copia della stessa vettura ovviamente con allestimenti di lusso, tipo le maniglie placcate in argento e la scaletta ribaltabile sotto la portiera.
La sovrana aveva battezzato la ITALA 35/45 HP con il nome di “PALOMBELLA” per le sue forme eleganti che le ricordavano quelle di una colombella.

Tra le varie vetture esposte sicuramente degna di nota è quella di un’altra casa automobilistica italiana che ha fatto epoca, la Isotta Fraschini AN 20/30 HP con la sua carrozzeria dalle forme che sembrano proprio quella della canzoncina: “Isotta, Isotta dai che ce la fai, strombetta, metti la marcia e vai..”
La vettura esposta è del 1909 ed è stata il regalo di compleanno che il cavaliere Luigi Mancuso ha fatto alla figlia Francesca, prima donna in Italia a conseguire la patente di guida nel 1913.

Del 1914 è invece il raffinato modello dell’inglese ROLLS-ROYS “SILVER GHOST”, in bianco elegante e con il suo superbo stemma sul cofano.
Un’icona di lusso che spesso è apparsa in pellicole cinematografiche (Quarto Potere, Lawrence d’Arabia, Luci della città, Rebecca, la prima moglie).

L’EPOCA DEL GRANDE CAMBIAMENTO 

L’evoluzione nell’industria automobilistica dagli anni ’30 vede una svolta importante.

Senza che usi parole mie, vi riporto pari pari il testo della didascalia che spiega in modo più esaustivo di quanto possa fare io il seguito del percorso espositivo legato al grande cambiamento nell’industria automobilistica.

“I ruggenti anni Venti finiscono, in maniera traumatica, nell’ottobre del 1929, con il crollo della Borsa di New York.
Il mondo dell’alta aristocrazia, fatto di opulenza e splendore, è al capolinea.
La crisi partita dagli Stati Uniti ben presto raggiunge l’Europa causando disoccupazione, miseria e povertà: terreno fertile, in Italia e Germania, per l’avanzata dei regimi totalitari, fascista e nazista.
Nelle mani dei dittatori, l’automobile diventa l’arma di propaganda per eccellenza, che distrae il popolo dall’erosione dei capisaldi della democrazia.
È in questo contesto che, per volontà di Adolf Hitler, in Germania nasce nel 1937 la Volkswagen, “‘auto del popolo”: economica e robusta, diventa il bene da “distribuire” al più ampio pubblico possibile.
Sempre in questo periodo, l’Italia guadagna un primato mondiale: nonostante i pochi mezzi in circolazione rispetto all’Europa, proprio qui viene inaugurata nel 1924 la prima autostrada al mondo, la Milano-Laghi. È opera del progettista Piero Puricelli, che aveva già costruito ‘Autodromo di Monza in soli cento giorni.”

Tra le tante vetture esposte ho voluto proporre nel video tre simbolo di questo cambiamento.

La mitica FIAT 508 “BALILLA”  è stata la più popolare utilitaria italiana degli anni Trenta, robusta e brillante nelle prestazioni.

La compatta, economica e innovativa FIAT 500 “TOPOLINO” del 1936 è stata invece la più piccola costruita in serie a livello mondiale e ha segnato il debutto dell’automobile nella vita quotidiana delle famiglie oltre ad essere stata anche la più agguerrita concorrente del Maggiolino tedesco.
Il soprannome si riferisce alle sue dimensioni ridotte e non ha alcun riferimento con il personaggio del cartone animato.

Infine la LANCIA LAMBDA, del 1930, carrozzeria tipica torpedo e uno dei modelli più innovativi di Vincenzo Lancia, ideale per i viaggi in compagnia perché poteva ospitare fino a sette persone.
Famoso lo scatto che ritrae Greta Garbo alla guida della sua Lambda.

Fiat Turbina 1954

Il museo conserva anche una una serie di auto storiche della Formula Uno.

Gli anni della diffusione su larga scala dell’automobile si avvicinano alle vetture della nostra infanzia, della mia per lo meno, con le mitiche auto che vanno dagli anni 50/60 e fino agli anni 80.
Il museo ospita le vetture italiane che hanno fatto la storia del nostro Paese, ma anche modelli delle case tedesche e americane.

Della collezione fanno anche parte diversi mezzi delle forze dell’ordine, l’Alfetta degli anni ’80 in dotazione alla Guardia di Finanza, e l’istituzionale auto blu presidenziale del 1961, la Fiat Flaminia.
Ma non di solo auto vive il museo, qui infatti troviamo anche una bellissima riproduzione di officina meccanica anni 60-70, varie sale piene di vecchi motori o parti meccaniche, pannelli con file di ruote che illustrano l’evoluzione dello pneumatico, teche sugli studi dei tessuti da interni e sulle vernici, un impianto di rulli per l’autolavaggio, insomma tanta roba.

E infine, beh, se dovete cambiare auto e non avete le idee chiare posso solo consigliare di schiarirvele guardando il video fino alla fine!

Buona visione.

 

 

 

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