3° p. Castelli della Loira Francia on the road 2024
UN GRADUALE RIENTRO IN ITALIA
Prosegue il racconto di questo viaggio, iniziato negli articoli precedenti e nei video 1° parte e video 2° parte.
Domenica 12 maggio mi preparavo a salutare i bei castelli lambiti dalle acque della Loira mentre il meteo dava segnali negativi di cambiamento.
Il supporto dei gestori del BB nel modificare il percorso che avrei dovuto fare l’indomani per raggiungere Montignac, in Dordogne, si è rivelato cosa utile perchè suggerendomi di non prendere la A10 – L’Aquitaine, che avevo invece in programma, ho evitato un bel tratto di autostrada a pagamento.
Con pazienza e grande disponibilità abbiamo passato la sera a ricostruire un percorso alternativo utilizzando la strada statale per Loches fino a Châteauroux, dove poi mi sarei immessa sulla A20 – L’Occitane.
Devo ammettere che i miei studi scientifici preparatori del viaggio non erano arrivati a tanto, e ho quindi fatto tesoro di quei preziosi consigli che mi hanno fatto risparmiare circa 200 km di pedaggi.
Viaggio spensierato dunque, l’unico inghippo è stato all’area di servizio di Limoges dove ho trovato la pompa di benzina esaurita; avevo però ancora mezzo serbatoio e alla fine sono arrivata a Montignac con lo stesso pieno. E’ la seconda volta che mi capita questo disagio in autostrada, la prima volta è successo in Italia anni e ricordo bene la strizza perché era di notte ed ero sola.
CONTENUTI DEL VIDEO 3° PARTE
Questo video 3° parte inizia con la visita di Tours nell’ultimo giorno di permanenza nella regione della Loira. Segue il viaggio di ritorno in auto verso l’Italia con la tappa a Montignac per visitare le Grotte di Lascaux e successivamente a Clermont-Ferrand dove si trova il Parc naturel régional des Volcans d’Auvergne con il suo Puy-de-Dôme, la leggendaria salita meglio conosciuta per i corridori del Tour de France.
Il video chiude poi con la tratta finale verso il Frejus per tornare a Torino.
TOURS
Avevo tenuto la città di Tours come visita di riserva e non avendola studiata granché non sapevo esattamente cosa aspettarmi, a parte la bella Cattedrale gotica di Saint-Gatien.
Purtroppo il cielo mi stava minacciosamente avvisando che la pacchia delle giornate soleggiate stava finendo.
Infatti nel bel mezzo della mia passeggiata nel centro storico è iniziato a piovigginare, quel tanto che bastava per impedirmi di fotografare, con il risultato che di materiale ne ho prodotto poco e quel poco è pure scarso.
La fiabesca crêpe flambée alla mousse di mele però, gustata mentre fuori il piovviginare si impegnava ad intensificarsi e la temperatura ad abbassarsi, è stato l’unico momento gioioso della giornata e una discreta ricompensa per l’umidità che cominciava a entrarmi nelle ossa.
Tra le vie del centro le tipiche case colombages, che in italiano chiamiamo a graticcio, conferiscono una generale sensazione di antico.
Una piazzetta piena di locali dove pochi mangiavano all’esterno mi ha ricordato la desolazione dei ristoranti durante il periodo di confinamento, solo che in questo caso il problema era la pioggia.
Fatto il giretto e prima di riprendere la macchina in strada ho buttato l’occhio un’ultima volta al livello della Loira, sperando che un nuovo periodo di pioggia non portasse a esondazioni.
Il meteo era proprio deprimente e c’erano così poche anime in giro che fermarmi solo un paio d’ore è stato più che sufficiente, anche perché la città di per sé non mi ha entusiasmato particolarmente.
Fare una doccia calda e andare a letto per partire riposata il giorno dopo era l’unica cosa a cui pensavo mentre accendevo il riscaldamento in auto, considerando quanto fosse un peccato concludere il tour dei castelli con la pioggia; d’altro canto non potevo che essere grata per la finestra temporale di sole che mi aveva accompagnata per tutta la settimana.
Au revoir vallée de la Loire, il à été un magnifique voyage!

LE GROTTE DI LASCAUX IV
Mentre in auto raggiungevo Montignac pensavo al fatto che se questo viaggio era stato fino a quel momento un salto a piè pari tra i re della Francia rinascimentale, ora verso i cavernicoli mi ci dovevo lanciare con la fionda.
Le grotte di Lascaux sono una straordinaria testimonianza di arte parietale scoperta recentemente sotto le montagne della Dordogne.
Nel 1940, durante una passeggiata, quattro ragazzi hanno trovato casualmente queste grotte perché il loro cane era caduto accidentalmente in una cavità.
Ora, che il merito della scoperta sia andato più ai ragazzi che al cane, non cambia il fatto che ė stato certamente un avvenimento di rilievo.
Le grotte, che fanno parte del Patrimonio Unesco, sono un reticolo di sale di varie dimensioni con dipinti di incredibile perfezione, soprattutto di animali, realizzati con pigmenti minerali che rendono meravigliose tonalità di giallo, ocra e rosso.
I dipinti risalgono a circa a 18-20 mila anni fa e la presenza delle renne fra i gli animali disegnati suppone il passaggio di un periodo di glaciazione.
Il significato di mani, segni, animali quali cavalli, bisonti, bue, liocorni e altri non è chiara e le ipotesi spaziano dai riferimenti alla caccia al simbolismo.
Tutto ė avvolto dal mistero, ma resta il fatto che dal punto di vista pittorico questi disegni hanno colpito perfino Picasso, tanto da commentare che l’uomo moderno non ha inventato nulla.
Le grotte aperte al pubblico sono in realtà delle copie perfette delle originali, riprodotte dettaglio per dettaglio con gli stessi materiali, con lo scopo di preservarle dalla formazione di muffe generate dalla respirazione.
E’ utile sapere che poco distante da Lascaux IV esiste anche una prima riproduzione delle grotte in scala minore che porta il nome di Lascaux II, che non ho però visitato.
Durante un precedente viaggio in Cantabria avevo avuto modo di ammirare le grotte di Altamira, più piccole ma spettacolari anch’esse, e ne ricordo la sensazione incredibilmente realistica perfino nella riproduzione del microclima, oltre che dei dipinti.
In questa occasione la suggestione è stata quindi meno impattante, tuttavia rimane un sito imperdibile, peccato che nonostante siano una replica non sia permesso fotografare.
Le foto del video sono scattate nell’area espositiva del Centro internazionale di arte parietale, che fa parte del complesso da visitare, compreso nel biglietto di entrata.
In quanto a Montignac, ci troviamo un piccolo ma pittoresco paesino con le casette arroccate sulle montagne e disposte lungo il fiume Vézère, che non avevo mai sentito nominare.
Anche qui poche anime in giro, la cosa divertente è stata finire la giornata con una cena a base di mussakà nell’unico locale aperto di cucina greca, dove mi sono concessa anche una birra dato che non dovevo guidare.

Per la notte del giorno dopo non avevo ancora prenotato e dovevo decidere tra il dormire in auto, cercarmi un hotel o fare tutta una tirata fino a Torino (800 km). La seconda opzione direi che non poteva che essere la più ovvia quindi per semplificarmi la vita ho nuovamente prenotato l’hotel dell’andata, quello fuori dall’autostrada con la mousse di mele a colazione.
La sorpresa è stata la signora della reception che si è ricordata che 10 giorni prima avevo pernottato lì: “madame, mais vous avez dejà été ici!”. Anche queste sono soddisfazioni!
PUY DE DÔME
Pioggia di tutte le consistenze e temperature altalenanti sono stati la costante di una giornata per la quale ogni appellativo di sgradevolezza sarebbe un affronto per il più sofisticato dei francesismi.
Questo per dire che il meteo avverso mi ha accompagnata da quando la mattina ho messo piede fuori dall’hotel a Montignac fino a quando ce l’ho rimesso la sera a Clermont-Ferrand.
Avendo circa 300 km da percorrere sarei arrivata all’hotel prima di pranzo, troppo presto per passare la giornata in camera, così ho deviato verso la zona vulcanica dell’Auvergne di cui avevo letto i cartelli all’andata; inoltre mi incuriosiva il confronto con la zona vulcanica della Garrotxa vista in Spagna anni prima.
Ho percorso in auto la strada che sale fino al grande parcheggio della stazione dove un trenino a cremagliera porta in cima al Puy de Dôme, la montagna più alta di questo gruppo di una ottantina di vulcani delle alpi francesi, la cui ultima eruzione risale a oltre 5000 anni AC.
Dal basso un’inequivocabile nuvola circondava proprio il punto dove dovevo salire ma dato che l’alternativa era l’hotel per il resto della gioranta ho comprato lo stesso il biglietto e preso il trenino per raggiungere 1465 mt. di gelida altezza.
Come suggeriva prepotentemente la vista dal basso, effettivamente la nuvola avvolgeva completamente la cima del Puy de Dôme e dai vetri del ristorante praticamente potevo vedere a pochi metri solo i tavoli della terrazza panoramica: inesistente la magnifica vista che speravo di vedere perché ogni cosa era completamente offuscata dal vapore acqueo del nuvola.
Per tutto il resto c’era la nota carta di credito, con cui volendo potevo comprare panorami a volontà delle cartoline in vendita nell’immancabile negozio di souvenir.
Naturalmente dovendomi accontentare delle cartoline mi è rimasta la voglia di ritornare un giorno da quelle parti.
La zona tra l’altro è organizzatissima con aree attrezzate da campeggio e per camper inoltre sono possibili escursioni lungo km di sentieri per tutti i livelli di difficoltà.

ULTIMO GIORNO ULTIMI KM
11° giorno in terra francese, mi sono alzata insieme ad una punta di malumore perché era arrivato il momento di rimettersi in strada e tornare a casa.
In un alternarsi di piovaschi e schiarite sono ripartita e stavolta ho passato Lione con facilità perché le indicazioni Milan/Turin se per caso non le avessi viste, mi avrebbero guardata loro dall’alto.
Nell’avvicinarmi al confine qualche forza oscura evidentemente mi ha di nuovo esposto ad un colpo di boomeraggine.
A circa 30 km da Modane, cioè dal confine con l’Italia, volevo fermarmi per sistemare la cam e mi sono infilata per sbaglio in un’area di servizio autostradale, che non si intende l’autogrill, ma qualcosa di più simile ad un’area doganale, ma che non era; non c’erano servizi di alcun tipo ma solo maxi piazzole disegnate a terra a spina di pesce.
Seguendo un autoarticolato mi sono ritrovata in questo posto dove oltre ad alcuni mezzi pesanti fermi circolavano dei mezzi da lavoro gialli tipo quelli che si vedono anche da noi nei cantieri autostradali.
Ho seguito la freccia blu A43 che indicava l’immissione in carreggiata, ma mi sono trovata davanti a una sbarra chiusa. Figurone!! Ma dove sono finita?
Per non intralciare qualunque attività si svolgesse li dentro sono rimasta ferma, ho spento l’auto e atteso fiduciosa che qualcuno mi venisse incontro, preparandomi il discorso per scusarmi.
Dopo una decina di minuti uno di questi mezzi gialli mi ha abbordato abbassando il finestrino, e un tizio mi ha invitato a seguirlo verso un altro punto del piazzale da dove mi ha fatto uscire.
Sono arrivata al traforo del Frejus rassegnata a dover cedere all’estorsione per l’attraversamento del tunnel e sotto la ormai affezionata pioggia, la vista della A32 Torino-Bardonecchia mi dava il suo “welcome go home” con una sequela infinita di cantieri che quasi volevo fermarmi ad aiutare purché finissero i lavori.
CONCLUSIONI
Viaggio di grande soddisfazione nonostante l’organizzazione, il rischio e la fatica siano stati totalmente a mio carico, spero davvero di poter ripetere esperienze di questo tipo.
Mi sento senz’altro di confermare che tanta bellezza ha stravinto sulla stanchezza e l’entusiasmo di aver intrapreso questa esperienza ha sottomesso ogni titubanza o paura.
A voi il video conclusivo di questa esperienza.
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