1° p. Castelli della Loira Francia on the road 2024

Mag 8, 2025

 

GENESI E PIANIFICAZIONE DEL VIAGGIO

Da tempo mi stuzzicava l’idea di un viaggio on the road.

Vuoi perché ho imparato il piacere di girare anche da sola, vuoi per mancanza di volontari per quella che evidentemente è sembrata un’iniziativa del tutto folle, sta di fatto che ho deciso di prendere la mia auto e partire da sola, con il preciso intento di visitare i Castelli della Loira in Francia, in un paio di settimane di ferie a maggio 2024.

Già da febbraio avevo iniziato a valutare la fattibilità di questo viaggio, prendendo da subito in esame la parte più complessa, cioè il percorso stradale in terra francese, che presupponeva ogni difficoltà e rischio totalmente sul mio groppone.

Non che il tratto italiano non dovessi gestirlo da sola, ma mi sarei fermata a Torino ospite di zii e cugini e considero il viaggio come se fossi partita lì, anche se ai fini del chilometraggio complessivo la partenza risulta da Treviso.
Un pò per gioco, un pò no, ho organizzato con i cugini la condivisione della mia posizione così in caso di problemi, ma anche per sgamarmi se mi fossi persa, avrebbero potuto geolocalizzarmi.

Nei mesi precedenti alla partenza avevo studiato un tratto di percorso per volta, vivisezionando i frame di Street View casello per casello, ad esempio da Torino a Bardonecchia, da Bardonecchia a Lione e così via, decidendo in quell’occasione di destinare alla guida al massimo 500 km al giorno, da percorrere rigorosamente di mattina.

Tra Torino e la prima destinazione in Francia, Blois (distanza 670 km), è stato necessario un pernottamento intermedio, a Clermont-Ferrand, prenotato in un hotel appena fuori dall’autostrada che ancora benedico per la deliziosa mousse di mele a colazione.

Studiando a tavolino l’organizzazione della rete autostradale francese ho recuperato sommariamente i costi dei pedaggi da mettere a budget, non senza aver tirato giù qualche santo dal calendario nello scoprire le tariffe del Traforo del Frejus: 110€ per andata e ritorno oltre i 7 giorni di permanenza. Il tutto per 12 km di galleria dove non è nemmeno previsto il telepedaggio, nemmeno quello europeo, ma solo pagamento con carte o contanti, direttamente al casellante; dal versante francese è comunque la stessa cosa.

Per chi volesse arrabbiarsi meglio ecco il sito dellaSITAF – concessionaria T4 – Traforo Frejus, lato italiano https://www.sitaf.it/tariffe-e-abbonamenti-t4/

Con i siti delle autostrade francesi non ci si capisce molto, sono troppo complicati da consultare perché ci sono tantissime concessionarie che si spartiscono i vari tratti, motivo per cui per ottenere i numeri delle autostrade da cercare poi nella segnaletica stradale, mi è venuto più facile, fidandomi dell’attendibilità, di estrarli da Maps. 

Confidando quindi che la rete dei collegamenti francesi non potesse essere più complicata di quella italiana mi sono convinta che non avevo motivi per rischiare di ritrovarmi in Groenlandia, così ho scelto di partire pur riservandomi fino all’ultimo la possibilità di rinunciare in caso di maltempo, problemi di salute o cose del genere.

Dovendo seguire un percorso itinerante ho prenotato i pernottamenti con cancellazione gratuita per darmi la possibilità di modificare le tratte in itinere ed evitare addebiti indesiderati; dicasi piani B e C, alla fine comunque sono riuscita ad incasellare tutto come da programma e a seguire regolarmente la mia tabella di marcia.

BOOMERAGGINI & CO

Disastri veri e propri non ne sono capitati, tuttavia…

Arrivata a Torino e ripensando all’equipaggiamento della mia auto mi sono ricordata che non avevo nel bagagliaio il triangolo di emergenza, probabilmente andato perso quando ho portato l’auto a lavare.
La mattina seguente, arrivata alla stazione di servizio di Bardonecchia ne ho comprato uno e cercando di pagarlo con Satispay mi sono accorta di non avere segnale sul telefono.
Considerate le montagne intorno non ci ho badato più di tanto perché in quel momento mi disturbava di più l’idea dell’estorsione che avrei subito di li a poco per attraversare il confine.

Mi sono rimessa quindi in viaggio, passando il confine e proseguendo ben oltre Chambery, fermandomi ad un autogrill per un caffè ma sopratutto per impostare il navigatore perché avvicinandomi a Lione mi sarebbe certamente servito.
Così mi accorgo che ancora non avevo segnale mentre avrei già dovuto essere agganciata alle reti francesi almeno da un’ora oltre ad aver ricevuto i tipici messaggi di benvenuto nel paese, che invece non avevo; del resto se uno non guarda il telefono..

All’autogrill chiedo quali sono gli operatori che normalmente coprono quella zona realizzando che le montagne non avevano colpe: la funzione di ricerca del roaming, che in passato mi aveva sempre agganciata automaticamente alle reti locali all’ingresso in altri paesi, si era disattivato nel recente cambio di operatore e quindi ho dovuto intervenire sulle impostazioni delle reti per ritrovare la copertura.
Beh ecco, il primo colpo di boomeraggine è andato a segno alla grande, alla fine comunque potevo ripartire.

E qui arriva la seconda boomerata.
Se non avessi impostato il navigatore per poi non ascoltarlo avrei imboccato correttamente la tangenziale di Lione, il Boulevard Phériférique Nord… forse.
Da quella azione di impulsiva presunzione sono iniziati i giri di giostra dentro e fuori dallo stesso casello, con un bollettino di guerra finale che riportava una buona ora di ritardo e forse una ventina di km percorsi a vuoto. Situazione snervante, ma che in parte avevo messo in conto perché, oltre alla mia boomeraggine, nelle grandi città si sa, è tutto un labirinto tra svincoli, rotatorie e cavalcavia.
Ma la fiducia paga e a un certo punto ho trovato l’allaccio alla A89 che mi ha permesso di arrivare a Clermont-Ferrand verso le 16:00, decisamente stanca. Poi da lì non mi sono più mossa se non per far benzina e mangiare qualcosa.

La chicca del giorno dopo invece è stata alla ripartenza da Clermont-Ferrand.
Diluviava a secchiate già di primissima mattina, così tanto da vedere a malapena l’auto davanti a me.
Sull’asfalto tutt’altro che drenante schizzava acqua che sembrava di stare all’autolavaggio.
La buriana sarebbe dovuta passare velocemente e nel mentre vagavo con l’immaginazione pensando se avessi potuto incrociare un’arca di Noè in versione traghetto per salirci sopra e salvarmi.
Poi si è cominciato a vedere qualche piccola schiarita e alle 9:30 quando sono arrivata a destinazione al Castello di Cheverny,  il sole ce la stava mettendo tutta per farsi spazio tra i nuvoloni.
Dopo la visita del castello sarei andata a Blois per il check-in al BB.

CONTENUTO DEL VIDEO 1° PARTE

La permanenza in terra francese è durata in tutto 11 giorni più una montagna di materiale da montare. Per rendere i video fruibili ho diviso il viaggio in 3 parti e qui potete vedere solo la 1° parte.
Dura 11 minuti ma è diviso in capitoli, ho inserito i timecode in descrizione sotto e potete iniziare a guardare da vari punti, anche se il mio suggerimento è di guardarlo dall’inizio.
I frame iniziali  introducono una grafica animata dell’itinerario totale e il seguito riguarda tutto il soggiorno dei 4 giorni a Blois, dove ho visitato i castelli di Chambord, Cheverny e Chaumont.

Le riprese sono state fatte con la action cam a 360° fissata sul cruscotto o bloccata sul finestrino, le fotografie invece sono scattate con la reflex. Per un caso fortuito mi è uscito il timelapse di un campo di frumento da una ripresa fatta con il cellulare.

BLOIS

Nei dintorni delle campagne di Blois, in frazione Chailles, si trova il BB nel quale ho soggiornato 3 notti, una tipica casetta francese con gli abbaini, di cui ho molto apprezzato il parcheggio privato recintato e la perfetta pulizia, oltre alla tranquillità e ai servizi vicini. Un plauso speciale merita certamente il croissant della colazione e la disponibilità del gestore ad aiutarmi a spostare la prenotazione on line di una visita che volevo cambiare.
La posizione è molto comoda per raggiungere i siti da visitare, infatti dista 8 km dal centro di Blois, 16 km dal castello di Chambord e altrettanti dal castello di Cheverny.

Blois è una cittadina con un bellissimo skyline che sembra galleggiare sulle acque della Loira.
E’ famosa per l’omonimo castello, residenza reale di vari sovrani, ma anche per essere stato teatro di avvenimenti importanti, tra cui i testi citano la benedizione di Giovanna d’Arco prima della spedizione per liberare Orléans.

Senza giardini e raccolto intorno ad un piazzale nel centro del paese, ho preferito non visitare gli interni del castello ma gustarmi la veduta della città che si presentava a tratti con una luce tenebrosa stile romanzo gotico  e a tratti con schiarite di cielo azzurro terso e sole primaverile.

Impressionante lo scorrere turbolento e scurissimo della Loira, a un livello di altezza degno di osservazione; alcuni turisti mi hanno raccontato che più a valle nei giorni precedenti era esondato e in effetti durante il viaggio ho trovato situazioni analoghe un pò in tutti i corsi d’acqua, sia nella regione della Loira che in Dordogna, nel viaggio di ritorno.

CASTELLO DI CHEVERNY

Il Castello di Cheverny è un bellissima residenza privata immersa nel verde, appartenente da secoli alla famiglia Hurault.
Risale al 1540, ma nel tempo interventi radicali ne hanno completamente cambiato l’aspetto.
Originariamente i terreni erano stati acquistati dal conte Henry Hurault, tesoriere militare di re Luigi XI, e anche se negli anni ci sono stati vari cambi di proprietà, il castello alla fine è tornato in possesso della stessa nobile famiglia.

Gli interni sono elegantemente arredati con un gran quantitativo di mobili, suppellettili e oggettistica, anche molto stravagante.
A causa del brutto tempo credo, erano rimaste ancora tutte le decorazioni pasquali, con ovunque disseminate uova colorate e conigli, tanti conigli, sia nelle sale interne che nel parco, ci mancava solo Alice e il paese delle meraviglie era fatto.

Il castello ospita la mostra permanente di Tintin, il personaggio dei fumetti di Hergé con il ciuffo rosso e il cagnolino bianco, che personalmente non seguivo da bambina perché non mi piaceva, ma ricordo che lo davano in tv negli anni 70-80.

Avendo il castello una tradizione di caccia diventa imperdibile la visita ai cagnoloni del canile.
Fanno una tenerezza che a guardarli uno non se li immagina proprio ad agguantare una preda, soprattutto nel vederli curiosamente fare le stesse cose: se dormiva uno dormivano tutti, se gironzolava uno idem. Speravo di assistere al pasto, ero curiosa di vedere se arrivava un autoarticolato a scaricare qualche bocconcino, ma l’orario della loro cena non ci stava con il mio programma.

Grande e curatissimo il parco con dei corsi d’acqua interni, anche loro turbolenti e scuri, e simpatica la statua gigante del cane sul viale principale.

Al di fuori del perimetro del castello non c’è granché, il centro del paese è piccolissimo e distribuito su un’unica strada con una bella chiesetta e dei locali di ristorazione.

CASTELLO DI CHAMBORD

Chambord, imponente come un castello.

La storia della sua costruzione è spiegata in una super attrezzata sala audiovisivi con un maxischermo centrale e una dozzina di schermi laterali, sottotitolati in 6 lingue diverse.

Re Francesco I è stato il commitente dei lavori di costruzione del castello.
Figura rilevante nella storia di Francia per aver avviato tantissime opere rinascimentali, si ispirava al genio degli artisti italiani dai quali era fortemente attratto, da qualche parte ho letto addirittura ossessionato.
Famoso per aver promosso l’ufficializzazione della lingua francese, aveva anche dato avvio alle conquiste del Nuovo Mondo, contestando i poteri della bolla papale che prevedeva la spartizione tra le sole Spagna e Portogallo dei territori conquistati fuori dall’Europa. Questo per dire il personaggio.

Ma tornando al castello, la storia racconta che ne avviò la costruzione per dimostrare il suo potere al nemico Carlo V, sovrano asburgico della corona spagnola nonché capo del Sacro Romano Impero; ma anche come segno di trionfo per aver ottenuto il controllo sull’allora Ducato di Milano.

Non c’è documentazione storica che lo conferma, ma pare che la famosa scala all’interno del palazzo fosse stata un progetto di Leonardo da Vinci, che tutti conosciamo quale creativo ideatore di ingegnosi ingranaggi; la scala infatti ė costruita come una doppia elica e in modo tale che le persone che salivano non potessero incontrarsi con quelle che scendevano.
Per il resto l’interno del castello ė costituito da svariati appartamenti reali di enormi dimensioni arredati sontuosamente, in un labirinto di sale che ci si perde.

Il castello è delimitato “solo” da una trentina di km di recinto intorno al bosco, natura autentica che ho voluto assaporare percorrendo nel silenzio e con i finestrini abbassati la strada che lo attraversa, per quel paio di km che poteva garantirmi l’autonomia in elettrico della mia auto prima che si accendesse il motore termico e interrompesse quel meraviglioso momento di silenziosa purezza.

CASTELLO DI CHAUMONT

La mia permanenza a Blois stava terminando e il mio programma prevedeva lo spostamento verso Athée sur Cher, dove avevo prenotato un altro BB per 4 notti per poter visitare con più comodità gli altri castelli.

Durante il transfer mi sono fermata a visitare il Castello di Chaumont.
Eccolo che mi appare al di là della Loira, in cima ad una gentile collinetta che sembra abbracciare il fiume, con le casette a filo d’acqua, in un’ambientazione dal sapore antico ma anche un po’ fiabesco.
In effetti il castello ha la tipica fattezza dove le favole collocano i cavalieri armati che duellano sul ponte levatoio o magari la principessa triste affacciata alla torre tonda.

Il percorso interno del castello ė pieno di cunicoli un po’ angusti al passaggio, ma ha diverse stanze molto ben arredate.
Tra queste la camera da letto, con relativo ritratto alla parete, della regina Caterina de Medici, che aveva acquistato il castello nel 1550 e lo aveva abitato fino a prima di trasferirsi al Castello di Chenonceau (trattato nel 2° video).
Bella l’elegante sala da pranzo con la tavola preparata, ma mi ha colpito di più la stanza del biliardo perché non sapevo che avesse origini cosi datate, men che meno francesi, anzi, lo facevo più un gioco americano e comunque era la prima volta che ne vedevo uno fuori da un bar.
Per il resto molte altre stanze erano vuote o con dipinti astratti appesi alle pareti, a mio parere per nulla interessanti.

Il castello ha un affaccio sulla Loira che è un incanto ed è circondato da un bellissimo parco che sfuma sul fiume, con alberi secolari, grandi prati verdi.
Installazioni di arte contemporanea sono disposte un pò dappertutto, anche nelle scuderie e negli interni, svelando la creatività di vari artisti tra cui il ghanese El Anatsui che realizza oggetti con materiali riciclati, leggevo che ha anche ricevuto il Leone d’oro nel 2015 alla Biennale di Venezia.

Il castello è famoso perché ospita ogni anno, da aprile a ottobre, Le Festival de Jardins, un’esposizione di creazioni artistiche floreali distribuite lungo un percorso all’interno del quale si passeggia per ammirarle.
Sono certa che c’ė un lavoro enorme dietro alla realizzazione e al mantenimento di queste installazioni; e ne ho viste di belle, tuttavia molte erano piuttosto spoglie e nell’insieme tutto il parco si vedeva che era ancora in preparazione.
Probabilmente le intense piogge di quell’ultimo mese ne avrà impedito la manutenzione e inoltre il freddo ha sicuramente interrotto le fioriture che in un giardino di quel calibro sono di fondamentale importanza.
Immagino che una quindicina di giorni dopo sarà stato magnifico.
Nel complesso è un peccato non aver potuto godere al top di un così bel giardino e per questo motivo pur capendo le difficoltà della brutta stagione ho ritenuto eccessivo il costo di ingresso di 20€.

Comunque il sito è senz’altro stupendo e merita di essere visto.

I rituali di consolazione si sa, passano soprattutto per il palato e in effetti con la freschissima tartare di carne che ho mangiato a pranzo ne è avuto la conferma.

CONCLUSIONI

Esperienza assolutamente positiva in un contesto generale rilassante e ben organizzato, tutti i siti visitati hanno valso l’impegno dei km fatti per arrivare fin lì.
Per completezza di informazioni, nel terzo e ultimo articolo riporterò un prospettino con i costi complessivi del viaggio, per chi volesse intraprendere lo stesso itinerario.

Al prossimo appuntamento allora, con il video 2° parte e altri bellissimi castelli.

 

 

 

 

Tutti i diritti sono riservati. E’ vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti in questo articolo.

 

 

 

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