2° p. Castelli della Loira Francia on the road 2024
RIASSUNTO DELLA 1° PARTE DEL VIAGGIO
Maggio 2024. Ho intrapreso questo viaggio da sola in auto verso la Francia per visitare i Castelli della Loira.
Partendo da Treviso ho fatto una prima tappa a Torino, poi ho raggiunto il traforo del Frejus e quindi passando per Lione sono arrivata a Clermont-Ferrand, dove ho fatto la seconda tappa. La mattina seguente ho raggiunto la mia prima destinazione, Blois, dove mi sono fermata 4 giorni e visitato i castelli di Cheverny, Chambord e Chaumont.
Tutto questo nel precedente articolo e nel video video 1° parte.
E il viaggio continua.
CONTENUTO DEL VIDEO 2° PARTE
Entusiasta della prima parte del viaggio, ringalluzzita nello spirito e rafforzata nella mia convinzione che partire sia stata un’ottima scelta, ho proseguito il mio viaggio trasferendomi ad Athée sur Cher, ad una sessantina di km a sud ovest di Blois, per fermarmi 5 giorni e visitare i castelli di Amboise, Clos Lucé, Chenonceau, Azay le Rideau e Villandry.
Il video, della durata di 10 minuti circa, inizia con la grafica del trasferimento a cui seguono le immagini dei castelli, ma è possibile utilizzare i timecode riportati in basso nella descrizione per spostarsi tra i vari capitoli.
TRASFERIMENTO AD ATHÉE SUR CHER
Ho lasciato Blois subito dopo colazione in una giornata soleggiata, senza l’arietta frizzante dei giorni precedenti e ho raggiunto la nuova struttura ad Athée sur Cher dopo aver visitato il Castello di Chaumont, già descritto nel video e nell’articolo della 1° parte.
Posso definire il bed & breakfast dove ho passato le successive 4 notti un piccolo paradiso terrestre, una bellissima casa di campagna, ristrutturata con ottimo gusto e circondata con un parco fantastico.
Individuarla non è stata una cosa immediata perché è circondata da boschi e campi, è piuttosto isolata e non visibile dalla strada; tra l’altro il segnale di rete saltava proprio mentre ero in zona e con lui il navigatore che sul più bello mi toglieva il piacere della certezza che la mia destinazione fosse davvero a pochi metri.
Per dirla tutta avevo anche la cartina, ma la pigrizia di accostare, aprirla, mettermi gli occhiali da vicino per leggere, rimettermi quelli da lontano… troppa fatica, meglio girare un po’ di più, in effetti poi mi sono accorta del cartello con il nome della struttura e a quel punto ho trovato l’ingresso alla proprietà, che stava esattamente dove doveva stare.
L’accoglienza sorridente e pimpante dei gestori, Sylvie e Olivier, è stata così ospitale e coinvolgente che quasi non mi sono sentita una cliente.
Senza nulla togliere a tutte le altre strutture, dove peraltro sono stata benissimo, ma qui sembrava proprio di stare a casa di amici.
Durante il soggiorno, aperitivi e colazioni sono state occasioni preziose di socializzazione con chiunque fosse nella casa, utilissime per recuperare il più possibile il mio francese sgangherato, al di là della mia comicità di infarcire ogni tre per due di termini in spagnolo che mi uscivano in automatico dalla bocca senza l’autorizzazione del cervello.
Avvalersi poi delle scemenze linguistiche dell’assistente vocale, interpellato all’occorrenza pur di comunicare, devo dire che ha generato dei sani momenti di ilarità.
Anche qui c’era il parcheggio privato e recintato, una pulizia che si poteva stare scalzi e avevo una grande camera con abbaino e vista sul parco.
Infine le colazioni a base di marmellate fatte in casa e l’immancabile burro di una bontà eccelsa, al pari di quello che si trova nelle malghe in montagna, semplicemente divino!
Questa struttura si trova a circa 20km da Amboise, da Tours e da Chenonceaux e a circa 30 km da Azay Le Rideau e Villandry.

AMBOISE E I SUOI CASTELLI
Il programma del viaggio prevedeva di regola la visita di un solo castello al giorno, ma quel giovedì 9 maggio il centro storico di Amboise me ne offriva due, a pochi passi uno dall’altro,
Il grande parcheggio scelto per la mia sosta era posizionato lungo la riva della Loira e il fatto che non fosse chiaro se era a pagamento ha dato vita a una sorta di consultazioni con altri turisti in cerca dei parchimetri, per realizzare alla fine che non serviva pagare.
Come hanno fatto tutti ho quindi lasciato l’auto e iniziato il mio giro turistico.
Amboise si trova in un contesto che darebbe davvero l’impressione di stare in un’altra epoca se non fosse per lo stile contemporaneo con cui noi umani ci abbigliamo.
L’assenza di certe modernità come ad esempio i cavi della luce tra le case e superflua cartellonistica stradale ha dato un certo impulso a questa mia percezione.
Il delirio di folla riversata ovunque mi metteva un pò l’ansia ma sapevo che in quei giorni la Francia festeggia la Festa della Vittoria (8 maggio 1945) e probabilmente molti facevano il ponte.
Anche il tempo per trovare un posto per pranzare senza aver prenotato è stato abbastanza irritante, ma poi spostandomi un pò ho trovato un piccolo locale molto carino dove ho divorato una galette con spinaci, uova e formaggio, il pari di una bomba ipercalorica che avrebbe potuto sfamare una famiglia fino al terzo grado di parentela.
La giornata era comunque talmente bella e soleggiata che il superamento di quei picchi di negatività è stato rapido, anche perché le cose belle che mi attendevano erano parecchie.

IL CASTELLO DI AMBOISE
Al castello di Amboise si accede salendo la gradinata che dal corso principale del paese porta ad un superlativo giardino, curato ed elegante, realizzato con un’architettura un pò terrazzata sorretta da bastioni con vista su tetti e abbaini, che definirei simpaticamente in stile Aristogatti.
Gli interni del castello invece non mi hanno fatta impazzire per via della ressa, ma ci sono comunque delle belle stanze arredate.
Amboise ė la città dove Francesco I ha convinto Leonardo da Vinci a trasferirsi, nel 1516, nominandolo Primo pittore, ingegnere e suo architetto.
La cappella Saint Hubert, costruita sul bastione del castello, ospita le sue spoglie; purtroppo in quel momento non era possibile entrarci, i trabattelli davanti all’ingresso erano una chiara indicazione di un cantiere in ristrutturazione o in manutenzione.
Gli scorci del giardino sono a dir poco splendidi e mi spiace davvero aver dovuto rinunciare a molti scatti interessanti, perché per quanto mi spostassi avevo sempre troppe persone vicino.
Vedere qualcuno fotografare di solito è normale, ma vedere me allungare un bastone da selfie senza fare dei selfie, vi assicuro che incuriosisce.
Un aneddoto: due vivaci signore con i rispettivi mariti mi si avvicinano chiedendomi in perfetto francese cosa stessi facendo. Avendo imparato le frasi essenziali per spiegare tecnicamente cos’era l’aggeggio grande meno di un pacchetto di sigarette in cima al bastone, ho dato il via alle spiegazioni nel mio personalizzatissimo francese.
Meno di un minuto e la mia ugola ha sfornato anche in quella occasione una varietà incontrollata di parole in spagnolo.
Nello sguardo delle signore leggo così lo stupore di aver incontrato un’italiana in Francia che diceva cose nella loro lingua. Ed è così che ho appreso che le signore erano castigliane, precisamente di Burgos.
La frizzante ibero-conversazione è durata poco più che una decina di minuti, anche solo perché i mariti hanno captato che la cosa degenerava in argomenti da femmine, e sono spariti.
CLOS LUCÉ
Percorrere le stanze dove ha vissuto Leonardo Da Vinci negli ultimi anni della sua esistenza ha completato l’esperienza di Amboise, anche perchè a Clos Lucé ci si arriva in due minuti di orologio, uscendo dal castello di Amboise e risalendo la via principale.
L’accesso per visitare gli interni è stato un vero sfinimento: fare la fila sotto il sole diventato così rovente da scottarmi un orecchio, non è proprio la chiusura di giornata che uno si aspetta.
Infatti ne sono uscita stremata nonostante avessi a lungo atteso lo smaltimento della coda seduta sulle panchine davanti al rilassante laghetto nel grande parco alberato, dove sono dislocati diverse ingegnosità meccaniche di Leonardo.
All’interno del maniero ci sono le stanze dove Leonardo ha vissuto e il laboratorio scientifico dove studiava e lavorava.
La morte di Leonardo sembra però che sia avvenuta in una delle camere che si trovano all’interno del castello di Amboise, dove è anche appeso un intenso dipinto che raffigura il suo capezzale e il re Francesco I che lo conforta con aria amorevole.
Una simpatica curiosità è stata vedere un panettone collocato sul tavolo della sala da pranzo; non so dire quale sia il legame con Leonardo, ma ho trovato l’idea originale e comunque la celebrazione della tipica ghiottoneria lombarda penso sia una piacevole sorpresa per un italiano in visita.

CASTELLO DI CHENONCEAU
E’ arrivato il turno del castello più desiderato! Chenonceau.
Quella mattina mi ero dilungata a colazione e sono arrivata all’ingresso del castello più tardi del previsto, quindi cosa trovo?
Un’altra bella coda, di quelle che necessitano di un respiro profondo per affrontare la giornata.
Avendo prenotato on line, l’accesso è stato immediato e in attesa che arrivasse l’orario della visita mi sono gustata quelli che considero i più bei giardini tra tutti i castelli visitati.
Volendo potevo cercare di perdermi nel labirinto del parco, ma perché sfidare il destino quando per ritrovare la strada di casa avevo la stessa probabilità?
Di fatto le persone in coda una volta entrate si disperdevano nei vasti spazi tra parco e bosco, quindi ho potuto godermi senza stress la giornata e il rinomato castello costruito a cavalcioni sullo Cher, affluente della Loira, su morbidi archi che collegano le due sponde del fiume.
In normali condizioni meteo si possono noleggiare le barchette a remi e passarci sotto, ma con la piena e la corrente di quei giorni ovviamente il servizio era sospeso.
Il castello ha avuto molte protagoniste femminile fare da corollario alla sua storia.
Innanzitutto Katherine Briçonnet, nobildonna e moglie del Tesoriere di re Francesco I, che ha coordinato per prima i lavori di costruzione sui ruderi di una precedente struttura acquistata dal marito.
Con la successione al trono di re Enrico II, la figura femminile predominante del castello è diventata poi Diane de Poitier, amante del re, che glielo aveva donato.
Ed è proprio di Diane de Poitier la costruzione del ponte ad archi oltre anche ad una parte degli attuali giardini, il cui disegno nel tempo non è mai stato modificato.
Alla morte di re Enrico II, la regina vedova Caterina de Medici aveva messo in atto tutta una trattativa, immagino con quale amorevolezza, mirata a farsi restituire il castello dall’amante del defunto marito, convincendola ad uno scambio con il castello di Chaumont.
Una volta entrata in possesso del castello ha disposto la costruzione della galleria sopra al fiume per dare i suoi fastosi ricevimenti, dove pare che abbia organizzato il primo spettacolo pirotecnico mai visto in Francia fino a quel momento.
Pur conservando i giardini costruiti dall’amante del marito, ne ha fatti costruire di altri, altrettanto belli, che fortunatamente erano molto più fioriti del solito.
Belli gli arredi interni dove abbondano camere da letto e relativi baldacchini con ricadenti e pregiati tessuti colorati.
Notevole anche la farmacia che fungeva da laboratorio per Nostradamus, consigliere astrologo della famiglia De Medici a cominciare dal padre di Caterina, che qui lavorava sullo studio di nuove erbe e pozioni che potessero sconfiggere la peste.
Successivamente, durante la 1° guerra mondiale il castello ė stato utilizzato come ospedale e amministrato come caposala da una donna, Simone Menier, membro della famiglia dei famosi cioccolatai, tuttora proprietari del castello.
CASTELLO DI AZAY LE RIDEAU
Sabato 11 maggio ho terminato la carrellata dei castelli della Loira visitando gli ultimi due, Azay Le Rideau e Villandry, distanti una decina di km l’uno dall’altro.
Il primo castello visitato è stato Azay le Rideau, una delle creature rinascimentali di re Francesco I.
Neanche a dirlo, è immerso nel verde ed è accoccolato su un isolotto che sorge nel bel mezzo del fiume Indre, che come lo Cher è un affluente sinistro della Loira.
E’ un castello di piccole dimensioni dove con eleganti arredi che fra tutti i castelli visitati sono quelli che mi sono piaciuti di più.
Esternamente la portata dell’acqua del fiume, nonostante avesse smesso di piovere da una settimana, era ancora a livelli di guardia, tant’è che il parco era transennato e per la maggior parte era inaccessibile.
Anche qui l’acqua faceva impressione sia per il noto colore che sto descrivendo dall’inizio del viaggio che per la sua vorticosa corrente.
Un vero peccato, perché il contesto in cui si trova questo castello lo rende un vero gioiellino; ho comunque apprezzato la buona volontà di ridurre il costo del biglietto di ingresso, anche se solo di € 1,50, per l’impraticabilità del parco.

IL BORGO VILLAINES LES ROCHERS
Nei pochi km che separano i castelli di Azay le Rideau e Villandry si trova un piccolo paesino di campagna famoso per la lavorazione del vimini che si chiama Villaines les Rochers, ed è uno di quei posti di cui avevo letto nelle varie guide.
Dato che ero in zona ho voluto fare un passaggio veloce, ma essendo l’ora del pranzo era tutto chiuso e non c’era un’anima in giro.
Non essendomi potuta fermare il tempo necessario posso solo dire che invece quel paesino avrebbe meritato di perderci un paio d’ore, se non altro per vedere come gli artigiani della cooperativa lavorano il vimini e per visitare lo spazio espositivo delle loro creazioni artistiche.
Molto carino l’esterno della chiesetta del paese, l’interno invece non mi è piaciuto per nulla ma in compenso il regalo più emozionante di quella deviazione è stato incrociare una coppia di cavalli bianchi che pascolavano tranquillamente nel loro recinto.
CASTELLO DI VILLANDRY
Ultimo della lista: il castello di Villandry.
In questa occasione ho optato per acquistare il biglietto per visitare solo i bellissimi e curati giardini, perché diciamolo, di baldacchini ne avevo già visti a iosa.
Questo castello attualmente è privato, ma in passato è stato l’ultimo dei grandi castelli costruiti nel periodo rinascimentale.
E se non è zuppa è pan bagnato, guarda caso ė stato costruito da uno dei ministri di Francesco I.

CONCLUSIONI
Se dovessi rimescolare le foto degli interni dopo aver visitato 7 castelli, credo che per molte stanze, soprattutto le camere da letto, farei fatica ad attribuirgli la collocazione corretta.
I giardini invece hanno un design proprio e univoco, tale da rendere impossibile non associarli alla struttura architettonica del proprio castello.
Per ultimo, a felice conclusione di questa 2° parte di viaggio posso solo esprimere tanta soddisfazione; certamente per per la qualità dei siti visitati, ma anche perché nonostante le fatica posso dire che è filato tutto liscio e senza particolari boomeraggini.
Detto ciò le bellezze vanno guardate per cui vi lascio al video per un’immersione nella grandeur francaise.
E il viaggio continua.
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